Google ha affermato nei giorni scorsi che nelle prossime settimane apporterà importanti modifiche alla sua tecnologia pubblicitaria per proteggere meglio la privacy delle persone fisiche, a seguito delle verifiche poste in essere dalle autorità dell’Unione europea.

A partire da febbraio, Google non divulgherà più ai partecipanti alle sue aste di pubblicazione degli annunci informazioni relative al contenuto di un sito Web o di una pagina in cui un annuncio potrebbe essere pubblicato.

Questa capacità di targettizzazione è uno dei motivi principali per cui Google è stata in grado di attirare la maggior parte del mercato relativo agli annunci pubblicitari: la cosiddetta pubblicità comportamentale. “Questa modifica consentirà di evitare il rischio che qualsiasi partecipante alle nostre aste sia in grado di associare singoli identificativi di annunci alle categorie contestuali di contenuti di Google”, ha affermato Chetna Bindra, senior product manager e membro del dipartimento privacy di Google.

Il principio è molto semplice: Google include categorie contestuali di contenuti nelle richieste di offerta che invia agli acquirenti che partecipano a un’asta, indicando ad esempio se il sito Web riguarda notizie o meteo; tali informazioni aiutano gli inserzionisti a evitare di visualizzare annunci pubblicitari insieme a contenuti che non ritengono adatti ai loro marchi. Google ha, però, dovuto affrontare critiche su come elabora i dati per la pubblicità online personalizzata.

Lo scorso maggio la Data Protection Commission irlandese ha aperto un’indagine su come il colosso di Mountain View elabora i dati degli utenti nelle transazioni pubblicitarie. Il Garante irlandese sta cercando di determinare se le pratiche di Google sono in linea con il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), che impone, tra l’altro, la trasparenza nell’utilizzo dei dati personali e la riduzione al minimo della raccolta dei dati medesimi.

Google ha dichiarato di aver già messo in atto misure concrete per proteggere la privacy degli utenti, ad esempio, richiedendo agli editori di ottenere il consenso degli interessati in merito alle pubblicità mirate, ma è grazie all’intervento dell’Autorità Garante irlandese (e all’impegno che Google ha preso con essa) che l’azienda statunitense ha pianificato i passi ulteriori necessari a raggiungere la conformità richiesta dal GDPR.