Durante il 2019 i Garanti privacy dei paesi membri dell’Unione Europea hanno comminato sanzioni per un ammontare complessivo di ben 410 milioni di euro. Il bilancio dei controlli risulta positivo per l’Europa, ma per l’Italia non è propriamente così.
Il nostro Garante per la protezioni dei dati personali, infatti, nonostante sia stata l’autorità che ha elevato il maggior numero di multe in Europa, risulta quello che ha stabilito le sanzioni di importo più basso; questo è dovuto, in buona parte, al regime di prorogatio in cui l’Autorità si trova già da mesi, situazione causata dallo stallo politico sulle nuove nomine.

L’autorità italiana, nello specifico, ha deciso 30 sanzioni per un valore totale di 4,3 milioni di euro. Questi dati evidenziano il buon livello di attività che il nostro Garante ha portato avanti. Già nel periodo gennaio-giugno del 2019, inoltre, aveva individuato 779 contravventori per i quali non ha ancora definito l’ammontare delle sanzioni, che alla fine dei procedimenti avranno un valore di 11 milioni di euro (fonte Federprivacy).

Salvo rinvii, il Senato procederà giovedì 6 febbraio alla votazione per il rinnovo dei componenti dell’Agcom e del Garante Privacy, entrambe in regime di prorogatio.

È molto importante anche per le aziende, non solo per i diritti dei consumatori, che la nomina del nuovo Garante arrivi al più presto, infatti i temi “caldi” sono molteplici, dalla valutazione dell’efficacia delle sanzioni previste dal GDPR e dal Decreto Legislativo 101/2018 che ha adeguato la normativa italiana in materia, alla pienezza delle azioni sanzionatorie, senza dimenticare come la situazione attuale stia ritardando anche la creazione di una “giurisprudenza” riguardo alle modalità applicative e alle sanzioni previste dal GDPR e norme collegate.

L’impatto crescente dell’utilizzo dei dati digitali, raccolti e spesso analizzati da algoritmi avranno un impatto sempre maggiore nell’influenzare le scelte commerciali (e non solo) su vasta scala, per questo motivo molti esperti hanno certezza di come la privacy sia diventata pietra angolare della tutela di diritti fondamentali e ago della bilancia dei mercati, senza contare la perdita di concorrenzialità a cui saranno sempre più soggetti le realtà che non procederanno adeguatamente alla regolamentazione.